Festa di San Crescentino M. Patrono di Urbino

FESTA DI SAN CRESCENTINO M. PATRONO DI URBINO

Il primo giorno di giugno di ogni anno, nel pomeriggio, viene celebrata nella Basilica Cattedrale S.S. Maria Assunta, il Solenne Pontificale presieduta dal Arcivescovo di Urbino, Urbania e Sant' Angelo In Vado.


 Anima il Coro della Cappella del Santissimo Sacramento.

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Crescentino, o Crescenziano, sarebbe nato a Roma nel 276, figlio di Eutimio, un nobile romano convertito al cristianesimo. Fu indirizzato alla carriera militare ed entrò nella prestigiosa prima coorte della prima legione, di stanza a Roma per la difesa dell'Imperatore e che era comandata da San Sebastiano, insieme al quale operò per la propagazione della fede cristiana.

Esilio: La leggenda riferi...sce che a causa di un editto dell'imperatore Diocleziano ai soldati romani venne proibito di praticare il cristianesimo e di conseguenza molti soldati cristiani vennero uccisi o costretti all'esilio. Crescentino nel 297 abbandonò la capitale insieme ai suoi genitori e si rifugiò a Perugia. Perduti i genitori, donò parte dei suoi beni ai poveri e lasciò Perugia a cavallo recandosi con alcuni compagni nella valle Tiberina. Arrivato a Tifernum Tiberinum, oggi Città di Castello, allora interamente pagana, si propose di convertirne gli abitanti: la leggenda narra che la campagna intorno alla città era oppressa da un terribile mostro (un drago), in località Pieve de' Saddi (Comune di Pietralunga ma Diocesi di Città di Castello) che con il proprio alito pestilenziale procurava malattie agli abitanti e devastava le campagne. Il santo, dopo aver predicato la fede cristiana, uccise il mostro in combattimento a Pieve de' Saddi (dove tuttora sono presenti tre presunte costole del drago) e fu accolto come un liberatore dalla popolazione.

L'imperatore Diocleziano, venuto a conoscenza dei fatti prodigiosi e dell'ascendenza ottenuta da Crescentino sulla popolazione, ordinò al prefetto dell'Etruria, Flacco, di chiedere a Crescentino l'abbandono della fede cristiana e il ritorno nella sua legione, sotto pena della morte fra i più atroci tormenti. Crescentino invece si impegnò maggiormente nella predicazione della sua fede e si guadagnò nuove conversioni, compiendo diversi miracoli.


Martirio: La leggenda prosegue con la narrazione del martirio subito dal santo: Flacco fece trascinare Crescentino in un tempio di Giove, dove Crescentino rifiutò di obbedire all'ordine di adorare gli dei pagani. Il santo venne allora messo al rogo, ma con meraviglia dei suoi carnefici risultò immune dalle fiamme, nel mezzo delle quali continuava ad intonare canti di lode a Dio. I soldati allora lo denudarono e, legatigli mani e piedi, con una corda al collo lo trascinarono per le strade cittadine, e infine, gli tagliarono la testa. Il martirio sarebbe avvenuto secondo la leggenda il 1 giugno del 303.
Nella notte alcuni cristiani si sarebbero quindi recati sul luogo del supplizio per dare onorata sepoltura al giovane martire, che venne sepolto nel mezzo di un bosco. Sul luogo della sepoltura del santo sarebbe quindi sorta una piccola chiesa (Pieve de' Saddi). Nello stesso luogo, il successivo 10 giugno sarebbero stati sepolti anche i compagni di Crescentino, che a loro volta avevano subito il martirio tutti insieme. I nomi dei compagni di Crescentino riportati dalla leggenda sono: Grivicciano, Giustino, Fortunato, Benedetto, Orfito, Europio, Esusperanzio e Viviano, tutti venerati dalla Chiesa come martiri.

Patrono di Urbino: Nel 1068, il vescovo di Urbino Mainardo, poi divenuto beato, desideroso di dare alla chiesa urbinate le reliquie di un santo da venerare come proprio Patrono, chiede a Fulcone, vescovo di Tifernum Tiberinum (Città di Castello), il corpo di un martire, visto che quella diocesi ne aveva diversi. Fulcone acconsentì volentieri; per cui il vescovo Mainardo, accompagnato dal clero, dai nobili e da molti cittadini partì da Urbino in pieno inverno, circa la metà di dicembre, e, superati con fatica i passi Appenninici raggiunse la Pieve di Saddi, presso il territorio del comune di Pietralunga, per ricevere il corpo del martire donato da Fulcone. La reliquia destinata a ornare la chiesa urbinate era il corpo di San Crescentino; aperta l'urna le spoglie del santo furono trasferite in un'altra più piccola in legno, per facilitarne il trasporto. Il vescovo Fulcone non volendo privare la città di un suo martire si volle riservare la testa. Mentre il vescovo Mainardo assieme al clero e ai notabili cittadini, era in cammino per tornare ad Urbino, il popolo di Tiferno, avendo ormai compreso che gli urbinati si portavano via il corpo del santo, corse ad inseguirli per sottraglielo e riportarlo indietro. Ma secondo un'antica tradizione, ancora viva tra gl'urbinati, sostenuta da antichi documenti, si dice che, una folta nebbia si alzò improvvisamente nel mezzo dell'Appennino, tanto che i tifernati non poterono più vedere gli urbinati, per cui, perduta la speranza di raggiungerli, se ne tornarono indietro. Il vescovo Mainardo, col clero e i notabili che lo avevano accompagnato, giunse col corpo del Santo in Urbino, la sera del 18 dicembre 1068 e posò la cassa che ne conteneva i resti nel luogo poi divenuto Piazza Farina e ora contrassegnato da una colonna. Per ricordare questo evento venne eretta nel 1737 una colonna sostenuta da un'ara in pietra, provenienti dalla Chiesa dei SS.Apostoli di Roma, sormontate da una statuetta del santo in bronzo, ora conservata nella Galleria Nazionale delle Marche in Palazzo Ducale, dono del cardinal Annibale Albani. Nel giugno 2009 una copia è stata ricollocata sulla sommità della colonna e il sito in cui è situato il piccolo monumento è stato intitolato al Santo. Successivamente il corpo di San Crescentino fu depositato in una tomba sotto il Duomo, nelle Grotte del Duomo, e il vescovo Mainardo avvio subito i lavori per la nuova chiesa cattedrale, la seconda ma la prima cattedrale entro le mura cittadine, dedicata a Santa Maria Assunta in Cielo e a San Crescentino.
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